Scelte di non-vita

Non me la sento mai di giudicare le persone che compiono certi gesti, credo che ognuno sia in grado di scegliere o non scegliere per sè. Certo è che l’argomento “suicidio” mi lascia sempre un amaro in bocca che non riesco a spiegarmi. Mi rendo conto che è un argomento di cui non ho mai parlato con amici o genitori, l’ho – l’abbiamo- sempre evitato, anche quando era di fronte a noi. Mi ha sempre fatto paura, anche quando l’ho pensato, per gioco, per provare ad immaginare come potrebbe essere, come ci si sente, cosa si prova in quel momento in cui cambi idea e vorresti tornare indietro, ma è troppo tardi.

Non ho mai frequentato nessun corso di quest’insegnante, ma sicuramente qualcosa mi ha insegnato: che il suicidio mi fa paura, mi fa pensare che bisogna soffrire a tal punto che anche i momenti belli della vita hanno perso il loro valore, quel valore che ci aiuta ad andare avanti.

A questo proposito mi limito a citare una frase che ai tempi in cui l’ho letta mi aveva molto colpito.

In un mondo in cui si tenta disperatamente di sopravvivere, come si possono giudicare le persone che decidono di morire? Nessuno può giudicare. Ciascuno conosce la grandezza della propria sofferenza, o la dimensione della totale mancanza di significato della propria vita.

Paulo Coelho, Veronika decide di morire, p. 21

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