Capodanno – e non solo – in Albania (2015-16)

Non sono solita viaggiare nel periodo invernale, perchè il Natale e le vacanze natalizie rappresentano per me un periodo di totale relax, in cui il massimo dello sforzo è mettere sul fuoco il bollitore del tè, torpidamente avvolta nella mia coperta di pile e con ai piedi imbarazzanti pantofole di lana o altrettanto imbarazzanti calze con animali cicciosi.

Quest’anno, invece, presa da un’insolita voglia di viaggiare – sarà che si stavano avvicinando i 30 e mi sentivo già un piede nella fossa, mi sono accodata ai soliti amici adorabilmente matti e sono partita per l’Albania. E voi vi chiederete che cosa ci siamo andati a fare, in Albania. Vi rispondo con un racconto di viaggio, così potrete trarre voi stessi le conclusioni.

Nei confronti del popolo albanese ci sono sempre pregiudizi legati al periodo del boom di immigrazione degli anni Novanta verso l’Italia, quindi molte persone non capivano questa scelta e mi chiedevano: “ma ti fidi? E che cosa c’è da vedere?”

Prima di partire mi sono fatta un’idea del tour che avremmo potuto fare in 10 giorni e 9 notti senza affannarci troppo: dopotutto doveva essere una vacanza, non un tour de force! Abbiamo prenotato l’aereo scegliendo una compagnia low cost, la Blue Panorama, con partenza da Milano Malpensa. Certo, da Torino sarebbe stato più comodo, però i costi erano decisamente maggiori, nonostante i 44 € di bus A/R da Torino all’aeroporto e viceversa.

Ecco quindi che cosa c’è da visitare in Albania. Zaino pronto, biglietti a portata di mano…si parte!!

27/12: Tirana

Siamo atterrati nella capitale albanese alle 16 e abbiamo raggiunto il centro città con un bus della Rinas Express (250 Lek contro i 2500 del taxi) in 30 minuti circa. Trovare l’ostello non è stato affatto un gioco da ragazzi: il segreto è chiedere alla gente che s’incontra per strada, sono tutti molto gentili e disposti ad aiutare i turisti che, altrimenti, non avrebbero davvero modo di raggiungere l’alloggio prenotato, a causa dell’accozzaglia di vie che si aggrovigliano come i cavi elettrici, e perché i numeri civici sono come gli unicorni: non esistono*. L’Hostel Fredi è economico e in posizione centralissima, a 2 minuti a piedi da Piazza Skanderbeg. Una volta sistemati in camera, facciamo due passi intorno a questa grande piazza illuminata a festa e con un bellissimo albero di Natale al centro. Attraversare la strada non è mai facile se non ci sono semafori, perchè le auto hanno la precedenza e, anche se non ce l’hanno, se la prendono. Idem per bici e motorini.

Tirana

Piazza Skanderbeg

La sera, in attesa dell’arrivo di Anna e Martino, ceniamo con un ottimo panino e per pochissimi euro in un fast food albanese sulla via principale. Conviene sempre tentare un primo approccio in italiano, perchè è molto più diffuso dell’ingelse, soprattutto nella capitale e nella parte nord del paese (almeno secondo la mia esperienza).

* Sì che gli unicorni esistono, sono una persona orribile ad averlo scritto!

28-29/12: Valona

La mattina dopo facciamo colazione con un ottimo croissant comprato in una panetteria vicino all’ostello e ritiriamo l’auto a noleggio. Partiamo con una spia accesa che non promette nulla di buono, ma ci assicurano che non è nulla di grave. Non fosse per il fatto che avevamo prenotato una Grande Punto e ci siamo ritrovati una Dacia, non mi sarei preoccupata più di tanto, però poi ho capito che in Albania regna l’approssimazione. Uscire da Tirana è dura, il traffico è intensissimo, ognuno guida a modo suo senza rispettare le normali regole del codice della strada, peggio che in Italia. La nostra meta è Valona, ma prima ci fermiamo per una visita ad Apollonia, sito archeologico greco nei pressi di Fier, che vale la pena visitare, soprattutto al tramonto, quando regala giochi di luce e colori da cartolina.

Giungiamo quindi a destinazione verso le 18.30, dopo quasi un’ora di disperata ricerca del residence che, alla fine, abbiamo scoperto che non esisteva.

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L’appartamento si trova in una palazzina anonima senza numero civico e in una via senza nome. In questo caso, chiedere alle persone per strada si è rivelato inutile, perchè nessuno conosceva il Cold Water Residence – e per forza, non esiste! Con molta fortuna, incontriamo il “custode” della struttura, che ci porta all’appartamento dove ci aspettano i proprietari. L’alloggio è grande e spazioso, completo di ogni comfort, a parte asciugacapelli (ma a che cosa servirà mai in inverno?), riscaldamento (eh già, in camera nostra non funzionava) e internet. Inutile dire che mi sono presa il raffreddore, nonostante le 2 coperte in cui mi avvolgevo la notte.

Valona, bisogna dirlo, non è una bella cittá, magari tra qualche anno diventerà più vivibile, ma al momento è un “lavori in corso” unico e incontrollabile: il lungomare è in costruzione, hanno tirato su palazzi su palazzi, ma non ci sono le strade interne, l’illuminazione stradale c’è solo sulle vie principali, perciò bisogna fare attenzione a dove si mettono i piedi, perché ci sono voragini capaci di inghiottire un bisonte. Abbiamo però mangiato in un ristorante molto buono, il Pulebardha, cibo ottimo e prezzi contenuti. In generale per una cena di pesce spendevamo un massimo di 8 euro a testa, a volte meno.

Valona: Palazzoni e degrado, monumento d’Indipendenza e lungomare in costruzione

30-31/12: Saranda

La mattina del 30, dopo un’abbondante colazione, partiamo alla volta di Saranda, dove avevamo prenotato un appartamento di lusso a 11€ a notte a persona, una vera follia. Prima di raggiungere la nostra meta, però, facciamo una tappa a Dhermi, località di mare molto accogliente, con la spiaggia deserta e il sole che picchia, facendo salire la temperatura a 18 gradi. Dopo un riposino ci rimettiamo in macchina e, verso le 18, dopo 3 ore di strada buia e tortuosa*, raggiungiamo il White Residence Apartments. Il padrone di casa si dimostra subito molto gentile e disponibile, verifichiamo insieme che tutto funzioni e ci sistemiamo. Dal balcone la vista sulla costa è davvero spettacolare! La sera fa freddo e, dopo un brevissimo giro di ricognizione sul lungomare, davvero molto carino, ci accomodiamo al ristorante Limani, dove ceniamo alla grande e con pochi euro. Con la pancia piena e la mente rilassata, torniamo al residence ma…siamo rimasti chiusi fuori!! Non avevamo le chiavi del portoncino, perché ci era stato detto che sarebbe rimasto sempre aperto o che al massimo avremmo potuto chiedere al custode. Peccato che il portoncino sia chiuso e il custode assente. Facciamo il giro del palazzo per cercare un’altra apertura, ma niente, urliamo per attirare l’attenzione di qualcuno degli appartamenti del palazzo, ma niente, proviamo diverse combinazioni numeriche sperando di azzeccare quella giusta che avrebbe aperto il portone, ma niente. Alle 23.45 ci siamo quasi arresi, anche perché il nostro padrone di casa non risponde al telefono. Martino ha però l’illuminazione ed va a chiedere aiuto all’hotel accanto, uscendone con un omino che va a chiamare il custode, che si era assentato proprio quando lo cercavamo. Finalmente a casa!! Che freddo e che rabbia! La risposta del nostro padrone di casa arriva verso le 2 di notte, ma siamo ormai, grazie al cielo, nel mondo dei sogni, raggomitolati nelle nostre coperte.

Saranda (11)

Vista di Saranda dal terrazzo del nostro bellissimo appartamento

La mattina dopo andiamo a fare una passeggiata sul lungomare, dove ci accoglie un vento freddo e umido che disturba il nostro girovagare e la graziosissima vista sulla baia. Se non fosse nuvoloso, probabilmente si vedrebbe anche la vicina isola di Corfù, ma non siamo così fortunati. Dopo un pranzo veloce, ci avviamo in macchina verso il parco nazionale di Butrinto, patrimonio dell’UNESCO, dove visitiamo un coacervo di monumenti che vanno dal tempio ellenistico, alle terme romane, al battistero di epoca paleocristiana e alla fortezza Veneziana, il tutto immerso in un bellissimo parco con un lago davvero suggestivo, che si presta a foto romanticissime, soprattutto al tramonto. Da proposta di matrimonio, io lo dico…e provate a smentirmi.

Butrinto (14)

Dopo questa entusiasmante visita di circa 3 ore, con le mani gelate, le orecchie gelate, le chiappe gelate e le ginocchia gelate, ci rimettiamo sulla via del ritorno e, una volta a casa, ci prepariamo per il cenone di Capodanno. La mattina eravamo passati a prenotare al Limani, dato che ci eravamo trovati molto bene, e ci avevano detto che sarebbero rimasti aperti soltanto fino alle 22, perchè avrebbero poi raggiunto le famiglie e gli amici con cui festeggiare. In Albania, infatti, si fa un cenone con la famiglia, per poi uscire dopo la mezzanotte con gli amici e continuare i festeggiamenti. Come promesso, dopo un ottimo primo di pesce, ci portano una grigliata di pesce da 1 kg, più un dolce e della frutta offerti dalla casa: tutto questo per circa 10 euro a testa. In Italia ne avremmo spesi almeno 50.

Soddisfatti della cena, torniamo a casa e passiamo la serata a giocare e, a mezzanotte, ci godiamo lo spettacolo dei fuochi d’artificio sulla costa brindando al 2016, sperando che sia un anno intenso e ricco di sorprese come il 2015.

*Fate attenzione ai tempi di percorrenza: se Google Maps o qualsiasi navigatore calcola 3 ore per percorrere 100 km…credeteci!

1/1/2016: Argirocastro-Berat

La mattina del 1 gennaio, dopo aver salutato il nostro padrone di casa, che per scusarsi dell’inconveniente ci regala una bottiglia di vino albanese, partiamo alla volta di Berat, passando per Argirocastro, antica città ottomana, patrimonio mondiale dell’Unesco dal 2005.

Argirocastro è una cittadina di origine greca dai tetti in pietra scura, ha viuzze pavimentate con piastrelle lunghe e sconnesse sulle quali si scivola che è un piacere,  e i suoi abitanti sono di una dolcezza sconvolgente. Essendo Capodanno, ovviamente è tutto chiuso e noi siamo disperatamente in cerca di cibo come i cerbiatti di Bambi che si nutrivano di corteccia. Per caso passiamo davanti a un negozietto e chiediamo se hanno qualcosa da mangiare: subito veniamo fatti accomodare da un donnone che ci offre panini caldi con prosciutto e formaggio, e persino un dolcetto fatto in casa, perchè ovviamente abbiamo interrotto il loro pranzo…tutto questo per 2 euro a testa, anche se abbiamo lasciato loro qualcosa in più per il disturbo.

Proseguiamo la nostra visita recandoci alla fortezza che sovrasta la città: la luce del tramonto e il panorama mozzafiato creano un’atmosfera rilassante e magica. Ah, naturalmente anche la fortezza era chiusa, l’hanno aperta apposta per noi 🙂 Purtroppo è già ora di andare, la strada per raggiungere Berat è ancora lunga e sta per fare buio. Guidare di notte non è un’esperienza che consiglio, perchè le strade sono tortuose e poche sono illuminate, ed ecco che, nel buio totale della campagna albanese, può spuntare all’improvviso: uomo su asino, gruppetto di ragazzi sul ciglio della strada, mucche, pecore, “strada” sterrata che sembra condurre in un buco nero, auto possedute che perdono pezzi per strada, buche profondissime, strade dissestate.

1-3/1/2016: Berat

Dopo quasi due ore e mezza di viaggio, raggiungiamo finalmente Berat, che subito ci incanta con le sue case ottomane e le numerose finestre, che sembrano occhi puntati sullo scorrere della vita cittadina e del fiume Osum. Anche Berat fa parte del patrimonio mondiale dell’Unesco, ma dal 2008, lo si legge appena entrati in città. Il nostro navigatore, vuoi per l’emozione, vuoi per la stanchezza, decide di impazzire e indicarci luoghi a caso dove potrebbe trovarsi la Guest House Hava Baci, dove dovremmo soggiornare. Decidiamo quindi di parcheggiare e procedere come abbiamo sempre fatto in questi casi: chiedendo indicazioni alla gente per strada. Questa volta sembra che la difficoltà sia maggiore, chiediamo a diverse persone che ci indicano, come il navigatore, vie a caso. Finalmente incontriamo un amico del nostro ospite, che fa una telefonata e ci dice: “Restate qui, tra 3 minuti vengono a prendervi”. E così è, in effetti. Vi dirò di più: ci hanno anche parcheggiato l’auto e aiutati con i bagagli.

La Guest House Hava Baci è una casina in stile ottomano adorabile che gode di un posto d’onore in cima alla città, e da cui si ammira un panorama mozzafiato su tutta la valle. Berat si sviluppa in verticale e ci si perde volentieri tra le stradine ripide di acciottolato scivoloso. La prima sera, che ricordo essere l’1 gennaio, riusciamo a trovare miracolosamente un ristorante aperto e ci fiondiamo al suo interno affamati come lupi. L’ambiente è piuttosto chic, il cameriere parla molto bene l’inglese e ci elenca quello che avremmo mangiato perché, essendo giorno di festa, quello c’era a disposizione. Alla faccia: linguine ai frutti di mare deliziose (mi viene ancora l’acquolina, se ci penso), pesce non meglio identificato ma squisito e, per gli stomaci più esigenti, panna cotta o tiramisù. Il tutto per circa 9-10 euro. Non ricordo il nome del ristorante, ma se attraversate il fiume  e girate a destra lo trovate a una 50ina di metri.

La mattina seguente facciamo un’abbondante colazione sul terrazzo – faceva freddo, ma per fortuna c’era il sole a riscaldarci – e poi ci incamminiamo alla volta della fortezza, che racchiude abitazioni, chiese, musei e negozietti. La vista dalle mura è molto bella, il colore dominante è il bianco che, in una giornata di sole, fa quasi male agli occhi. La salita per arrivarci è ripida, ma sarete ripagati dello sforzo.

Dopo un pranzo veloce in un ristorante di dubbia igiene, facciamo un passeggiata nella parte bassa di Berat fino all’università, un edificio incredibilmente grande da lasciare attoniti, che sembra la Casa Bianca ed è circondato da terra e degrado. Proseguiamo sulla via pedonale, che offre scorci davvero entusiasmanti della città: il fiume Osum che scorre pacifico, le mille finestre delle case che sembrano sporgersi incuriosite dalle aspre montagne, la gente che passeggia serena o che beve un caffè in uno dei tanti bar che s’incontrano. Dopo qualche scatto e una rakia, la grappa locale, ci dirigiamo verso la guest house per un riposino prima di cena. Quando lo stomaco inizia a protestare, andiamo a cenare all’hotel-ristorante Mangalemi,  dove l’atmosfera è decisamente rustica e il cibo buono, anche se un po’ pesante per il mio stomachino delicato. Lo consiglio soprattutto per l’atmosfera e per il super cane bianco e vaporoso che ci ha accolti all’entrata.

Università e vista di Berat

4-5/1/2016: Tirana

La mattina dopo, sotto una pioggia implacabile, carichiamo la macchina e ci dirigiamo verso Tirana, ultima tappa del nostro viaggio. Ritorniamo all’hostel Fredi, dove regna la disorganizzazione. Prima ci accompagnano alle stanze dove avevamo soggiornato la volta precedente, poi ci dicono che si sono sbagliati e che le avevano riservate ad altre due coppie di italiani che sarebbero arrivati in giornata e avevano quindi fatto confusione. Prendiamo a malincuore le nostre cose e veniamo così divisi: Anna e Martino in una stanza piuttosto triste, ricavata credo da un ripostiglio, il regno del freddo; io e Federico in una dependance un po’ più carina. Una volta sistemati e riposati, usciamo per cena, approfittando di un attimo di tregua dalla pioggia, e ci infiliamo in un ristorante con cucina tipica. L’entusiasmo viene frenato dalla scelta sbagliata dei piatti: polpettine di riso, torta salata e qualcos’altro che non ricordo, di cui mi è rimasta impressa solo la pesantezza. Si sa, le cucine locali di questi paesi non sono proprio leggere. Seconda notte difficile per la mia digestione.

Il giorno dopo abbiamo in programma di visitare il museo di storia, ma è lunedì, che scopriamo essere giorno di chiusura. Che sfortuna…girovaghiamo quindi per il quartiere più in della città, il Blloku, un’aera ricca di hotel, ristoranti e localini alla moda. Prima degli anni Cinquanta era una zona industriale e durante il periodo comunista un quartiere residenziale dei membri del Politburo del Partito del Lavoro albanese. Dopo pranzo Anna e Martino ci salutano e vanno a prendere il bus per l’aeroporto, mentre io e Fede abbiamo l’aereo la mattina dopo. Abbracci e baci come se piovesse e, in effetti, ricomincia a piovere. E non smette.

Il pomeriggio, dopo una sosta in ostello, tentiamo di fare un altro giro nel Blloku per salire sul grattacielo più alto di Tirana, lo Sky Hotel, in cima al quale si trovano un ristorante e una caffetteria da cui si gode di una vista a 360 gradi sulla capitale. Zuppi di pioggia, rientriamo in ostello per toglierci i vestiti bagnati e riscaldarci. Dopo una cena a base di pizza, prepariamo le valigie e, cullati dal rumore della pioggia, ci addormentiamo per l’ultima notte a Tirana.

Dopo due giorni di pioggia incessante, rientrare in Italia è stato quasi un sollievo, anche se di cose da vedere ce ne sarebbero state ancora, ma è sempre così quando si viaggia, occorre scegliere. L’ultimo pensiero non deve essere “non sono riuscito a vedere tutto”, ma “la prossima volta visiterò ciò che non ho avuto il tempo di visitare“.

Un amico a 4 zampe che ci ha seguito per un po’ e i beni di primo consumo che avevamo sempre con noi.

Photo credits: Federico Barbero

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