Giornata a Pinerolo, per soddisfare mente, cuore e…stomaco!

Tempo fa lessi il libro Quando l’automobile uccise la cavalleria di Giorgio Caponetti, e me ne appassionai a tal punto da consigliarlo a tutti, regalarlo, rileggerne dei capitoli. È un romanzo storico che parla di Torino, della nascita della Fiat, di luoghi a me noti e di altri di cui ho solo sentito parlare, di Emanuele di Bricherasio, il conte rosso, e di Federigo Caprilli, il cavaliere volante.

Che cosa c’entra tutto ciò con Pinerolo?

Pinerolo, come scrisse De Amicis, “Vista dall’alto, posta com’è all’imboccatura di due bellissime valli, ai piedi delle Alpi Cozie, davanti ad una pianura vastissima, seminata di centinaia di villaggi, che paiono isole bianche in un vasto mare verde e immobile, è la città più bella del Piemonte.” Soprattutto, è una delle città protagoniste del romanzo di cui sopra, in cui ho potuto scovare storie di alcuni personaggi di cui a malapena conoscevo il nome. Magari non è per tutti la città più bella del Piemonte, per me sicuramente ha un forte valore affettivo: da piccola ci andavo spesso con i miei genitori la domenica a passeggiare sotto i portici che ricordano tanto Torino, nelle sue grandi piazze, nelle viuzze del centro storico, sbirciando nei caffè e nei negozi. Ed era subito festa.

Mi sono sentita così anche domenica scorsa, quando sono ritornata in questa bella città dopo anni di assenza, ma con nuova curiosità. Pinerolo dista circa quaranta minuti da Torino e ha molto da offrire.

Abbiamo iniziato la nostra visita dalla galleria civica d’arte di Palazzo Vittone, in piazza Vittorio Veneto, che ospita opere di pittura e scultura di artisti del territorio dell’Ottocento e del Novecento, come Lorenzo Delleani, maestro della contessa Sofia Cacherano di Bricherasio, sorella di Emanuele, uno dei fondatori, insieme ad Agnelli, della FIAT. La contessa curava un vero e proprio cenacolo artistico e culturale presso il castello di Miradolo e di Fubine. Una delle maggiori esponenti del “dilettantismo aristocratico”, diventò particolarmente brava, grazie al suo maestro, a dipingere paesaggi. Il palazzo ospita inoltre mostre temporanee di artisti locali ed è gratuito.

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Opera di Lorenzo Delleani a Palazzo Vittone

La nostra visita prosegue al museo etnografico, in via Brignone, nei sotterranei di palazzo Vittone. Si scende una ripida scalinata e ci si ritrova in quella che sembra essere una cantina: il lungo corridoio si dirama a destra in ampie stanze con volte di mattoni a vista, dove sono stati ricreati ambienti come la cucina, la stalla, la camera da letto, ognuno dei quali raccoglie oggetti, arredamento e attrezzi di una volta, appartenenti al territorio pinerolese. Molto interessante anche il piano superiore del museo, che ospita costumi tradizionali, strumenti musicali (fisarmonica, ghironda, violini) e una collezione di bambole con vestiti della tradizione non solo piemontese. Anche questo museo è gratuito.

 Dopo una veloce pausa pranzo, dato che i musei in città avrebbero riaperto alle 15-15.30, abbiamo percorso altri 5 minuti in macchina per recarci al castello di Miradolo, a San Secondo di Pinerolo. Il castello è in via di restauro, e per il momento ospita mostre ed eventi: fino al 27 novembre si poteva visitare la mostra su Pietro Porcinai, grande paesaggista italiano del Novecento; resterà invece chiuso per un mese e riaprirà il 25 e 26 dicembre quando, su prenotazione, sarà possibile assistere al concerto di Natale. Il castello è molto bello immerso nel paesaggio autunnale, e si può passeggiare nel parco che lo circonda osservando alberi di varia provenienza e di rara bellezza, un boschetto di bambù giganti, uccelli e scoiattoli che saltano di ramo in ramo. I colori dell’autunno rendono tutto magico, ma sicuramente vale la pena visitare il parco anche in primavera. Credo che la contessa Sofia sarebbe felice dell’opera di restauro intrapresa dalla Fondazione Cosso, la quale mi auguro che, col tempo, riuscirà a far risplendere il complesso come in passato.

Di ritorno a Pinerolo, abbiamo visitato il museo storico dell’Arma di Cavalleria, in via Giolitti 5. Suddiviso in tre piani, partendo dal pian terreno si possono ammirare carrozze e mezzi corazzati della prima e seconda guerra mondiale.

Il primo piano è riservato alla Cavalleria, con foto, trofei, uniformi e sale dedicate ai cavalieri più importanti, tra cui il rivoluzionario Federigo Caprilli, il “cavaliere volante” che stabilì, al concorso ippico internazionale di Torino del 1902, il record in elevazione: 2,08 metri. Caprilli fondò una nuova tecnica di addestramento, chiamata “equitazione naturale”, in cui non è più il cavallo a doversi adattare al cavaliere, ma viceversa. Inutile dire che, prima di trionfare, si scontrò per anni con superiori ottusi e autoritari.

Al terzo piano sono esposte divise, armi e testimonianze della prima e della seconda guerra mondiale e una notevole collezione di soldatini di stagno. Anche questo museo è gratuito e ne consiglio la visita, anche se sarebbe utile avere una guida, perché è estremamente ricco e ci sono poche didascalie e informazioni.

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Piazza San Donato – Pinerolo

La nostra visita della città prosegue con una passeggiata nel centro storico e una visita al Duomo di San Donato, in stile gotico, restaurato a fine Ottocento; per finire in dolcezza, non potevamo non approfittare dell’adorabile saletta e dei buonissimi dolci dell’Antica Pasticceria Castino, locale storico in piazza San Donato, di cui consiglio la girella con mela, crema e biscotto, ma a vedere gli ordini dei nostri vicini di tavolo, anche il tè con pasticcini deve essere delizioso!

Che cosa aspettate? La domenica, invece di ammuffire sul divano, visitate Pinerolo e i suoi dintorni, e leggetevi Quando l’automobile uccise la cavalleria di Caponetti, vi aprirà un mondo di cui non eravate ancora a conoscenza.

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