Una simpatica lettura sulla lingua tedesca (parte I)

Stamattina, mentre tornavo a casa in pullman, mi sono messa a leggere la guida di Berlino che mi ha prestato Sara qualche giorno fa. Tra le varie cose (storia, musica, cinema, etc.) ho trovato una sorta di raccontino molto ironico sulla lingua tedesca e sulle sue difficoltà e mi sono rotolata dalla risate perché, studiandola, capisco perfettamente ciò che intende l’autore.
Se avete dieci minuti, ve ne propongo alcune parti.

” Dal punto di vista grammaticale, i tre grandi nemici dell’aspirante germanofono sono i generi, le declinazioni e i verbi.”

Il tedesco, come sapete (o anche no), ha 3 generi: maschile, femminile e neutro. Il problema è che non ci sono regole fisse che aiutino a capire quando un nome è maschile, piuttosto che femminile o neutro.  L’autore scrive: “È come se l’inventore della lingua avesse riempito due sacchetti, uno con tanti der, die, das (articoli maschile/ femminile/  neutro), l’altro con tutti i sostantivi e avesse cominciato ad appaiarli a caso. Allora la sedia (Stuhl) è diventata maschile […], mentre il riscaldamento (Heizung) è femminile […]; la finestra (Fenster) e l’asciugamano (Handtuch) sono relegati al ruolo di asessuati. Addirittura una ragazza (das Mädchen) non ha sesso, mentre una sedia sì.”

“Un altro scoglio sono le declinazioni. Il famoso -en, con cui gli italiani scimmiottano il tedesco, altro non è che un suffisso di declinazione. […] L’unica scappatoia è parlare veloce, così da ‘mangiarsi’ le differenze.”

“Un aspetto inquietante della lingua tedesca sono le parole interminabili. I sostantivi vengono spesso accorpati, così che in una parola si può dire una frase completa. Chi studia Kommunikationswissenschaft (scienze della comunicazione) può temere che sia una facoltà inespugnabile. […] Viene da chiedersi quale sia la parola più lunga in tedesco…forse è una lingua che tende all’infinito.”

“[…] Per quanto riguarda i verbi, […] le regole che ne determinano la formazione hanno dell’ inverosimile. Prima di tutto, normalmente stanno in fondo alla frase. Il che vuol dire che bisogna aspettare la fine della frase per capire di che cosa si stia effettivamente parlando.  A parte la difficoltà oggettiva della costruzione, un esempio pratico vi chiarirà gli equivoci che una simile regola può creare. Immaginate due donne, entrambe madri, che parlano delle loro figlie in vacanza al mare. Immaginate che la madre numero 1 dica alla madre numero 2:  ‘Ich habe gehört, dass deine Tochter gestern Nacht von einer Gruppe von Männer am Strand gesehen wurde.’ La traduzione letterale è la seguente:  ‘Ho sentito che tua figlia ieri notte da un gruppo di uomini in spiaggia vista è stata…’ Immaginate come stia la madre numero 2 mentre attende il verbo finale, e il sospiro di sollievo che tira quando sente dire vista invece che violentata, ad esempio.”

“Molti verbi sono separabili. Ciò significa che in certi casi il prefisso viene distaccato dal resto e messo amabilmente il più lontano possibile. Dal momento che il prefisso spesso determina il significato del verbo, si crea un’inevitabile suspance nel discorso, sedata solo all’arrivo della particella illuminante. Forse la lingua più adatta al genere giallo è proprio questa. Di sicuro, non lo è alla conversazione, perché dovendo aspettare la fine di una frase per sentire il verbo, non si può interrompere e controbattere.”

Berlino Clup Guide, di A. Bartali e T. Masi (2005)

Qui finisce la parte più sarcastica e critica nei confronti della lingua, l’altra ve la lascio per la prossima volta 🙂

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2 pensieri su “Una simpatica lettura sulla lingua tedesca (parte I)

  1. Carlotta Cerri ha detto:

    Great! Ecco riassunte brillantemente tutte le mie pene di due anni persi a cercare di parlare questa lingua ostica e – prendo in prestito la parola all’autore – inespugnabile. Il risultato? Ci ho rinunciato e ho capito che il tedesco non è proprio una lingua che mi interessa sapere… peccato, capivo e parlavo discretamente! Ma le sofferenze che ne comporta, quelle no, non posso sopportarle. Preferisco imparare a memoria il miliardo e mezzo di segni cinesi vecchi e nuovi piuttosto!

    E poi come si fa a studiare una lingua che confina noi dolci donzelle al neutro? Neutro?!? Ma ci hanno mai viste? 😉

    Beh… spero che almeno qualche lato positivo tu, Barbara, possa trovarmelo!

    Ti abbraccio

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